"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


lunedì 21 dicembre 2015

Ancora sul trilinguismo! Perplessità sui reali contributi agli aggiornamenti.

Oggi, la PAT ha liquidato il voucher per il corso di aggiornamento all'estero in lingua inglese. Ho preso euro 933,49 al netto delle ritenute. Va bene, io ci credo nel portare avanti l'aggiornamento dei docenti per il CLIL, ma mi chiedo perchè, a fronte di una spesa ben superiore ( circa 1500 euro tra aereo, alloggio e corso di due settimane; escluso il vitto che posso anche considerare di pagarmelo e, ovviamente le spese personali), si rimborsi solo una parte, per giunta tassando il rimborso! Ma chi ci crede siamo solo noi insegnanti oppure la PAT intende davvero investire SERIAMENTE in aggiornamenti? No, perché se uno ci deve anche rimettere soldi, la prossima volta ci penso molto attentamente! Qundici giorni di corso durante le mie ferie, NON PAGATI, aereo, vitto, alloggio e corso solo parzialmente rimborsati, esame prima e dopo per poter accedere al voucher, tenere il registro dei corsi effettuati...ma chi me lo fa fare? Mah...davvero ci ripenserò in futuro!

venerdì 11 dicembre 2015

Trilinguismo, insegnanti impegnati e la provincia latitante...


Sono un docente impegnato nel progetto trilinguismo, molto spinto dal governo provinciale. Sto seguendo, con molto interesse, lo sviluppo del sistema CLIL.
Credo che, se ben organizzato e con docenti ben preparati, si possa davvero dare un serio contributo alla crescita dei nostri ragazzi, nel tentativo di far capire loro che le lingue straniere possono essere un mezzo nuovo e diverso per apprendere discipline non linguistiche e crescere culturalmente.
Il progetto trilinguismo di cui la nostra Provincia si vanta di essere sostenitrice, e il progetto CLIL ne è una componente fondamentale, deve però essere sostenuto seriamente, con finanziamenti congrui alla realtà; ma, soprattutto, si deve dare anche la necessaria credibilità a tale progetto.
Allora, mi chiedo quale credibilità possa avere un progetto se gli insegnanti che hanno sostenuto, a proprie spese di tempo e di denaro, un corso di 2 o 3 settimane all’estero in periodo estivo, e ancora non hanno ricevuto il rimborso del voucher previsto, dopo ben quattro mesi dalla presentazione delle spese e dopo aver sostenuto e superato gli esami previsti per il riconoscimento! Che credibilità può avere un progetto che prevede un aggiornamento degli insegnanti all’estero, da effettuarsi con sola parziale copertura delle spese sostenute? Sì, perché è bene chiarire che il voucher, ammesso che arrivi a questo punto, copre solo una parte delle spese sostenute.  Solitamente, e io lo posso confermare avendo lavorato diversi anni anche per aziende private del settore industriale, i corsi di aggiornamento sono interamente sostenuti dalle aziende stesse. Così non è per la Provincia, che ti chiede di aggiornarti, ti chiede di credere ad un percorso e poi ti dice che ti copre le spese solo in parte. E questo passi pure, purché almeno quella parte finanziata arrivi! I dubbi cominciano a serpeggiare tra i docenti visto che, contattando il servizio preposto, pare che prima di febbraio o marzo i soldi di rimborso non ci vengano erogati, mentre ci era stato detto che al massimo nel mese di novembre saremmo stati rimborsati! Bella partenza per il progetto trilinguismo, proprio una piena e totale iniezione di fiducia verso gli insegnanti che hanno deciso di mettersi in gioco! Sarà la solita politica degli annunci? Sarà che, alla fine, a crederci siamo solo noi, docenti pazzi che si sono messi in gioco accettando la sfida lanciata in pompa magna dal presidente Rossi?

lunedì 23 novembre 2015

Serata informativa sulla TAV/TAC ,che si terrà a Mattarello mercoledì 25 novembre ore 20:30.




Segnalo a tutti la serata informativa sulla TAV/TAC ,che si terrà a Mattarello mercoledì 25 novembre ore 20:30.
La serata è stata organizzata da OIPA, associazione ONLUS, dopo vari tentativi di coinvolgere la circoscrizione di Mattarello, che ha glissato più volte la disponibilità.
Ma non solo, ha di fatto impedito l’accesso alle sale pubbliche, non concedendole in uso per un evento pubblico, tanto che abbiamo dovuto noleggiare , a pagamento, la sala presso l’Hotel Adige, come noterete sul volantino.
La serata presenterà il progetto, con un’analisi tecnica dei tracciati proposti ed evidenzierà le grandi criticità che spingono molti cittadini a protestare.
La serata vuole portare un po’ di chiarezza e conoscenza alla cittadinanza, senza polemiche, ma solo con analisi oggettive e dati.

La cittadinanza è invitata, per apprendere cosa significhi questo grande progetto.

giovedì 12 novembre 2015

TAC/TAV: opera devastante per il nostro Trentino.





                                           Posto di blocco alle Novaline - Trento.

La strada per la località Novaline, a ridosso della città di Trento, è immersa nei vigneti e nei boschi; un panorama mozzafiato. 
Nei giorni scorsi, una trivella ha iniziato a lavorare, per effettuare i primi carotaggi di campione per quella che sarà una delle opere più devastanti che il Trentino si troverà a subire: il treno ad alta capacità, la TAC! 
La chiamano così, invece di TAV, forse per cambiare il nome  che evoca altre situazioni di impatti ambientali e proteste associate, tipo val di Susa. Questo inizio dei lavori è partito in sordina, senza alcuna comunicazione da parte della politica locale; provincia e comune non si sono degnate di avvisare la popolazione, non hanno creato quel necessario canale di informazioni per avvisare la popolazione di questi primi carotaggi. Ma alcuni cittadini trentini si sono associati in comitati, per protestare contro questa nuova opera devastante per il territorio trentino. Centinaia di chilometri in galleria, che attraversano le montagne da Verona al Brennero, intercettando falde acquifere di importanza vitale per le floride campagne trentine, che producono alcuni tra i migliori vini del pianeta. Tagliando montagne al cui interno scorrono fiumi che alimentano laghi secolari, che rischiano modificazioni pericolose o addirittura il prosciugamento, la TAC rischia di essere costruita nel pieno disinteresse dei cittadini trentini, che vengono tenuti all’oscuro da una politica poco trasparente. Nella perizia idrogeologica della provincia di Trento, documento ufficiale di analisi del territorio, legata a questo progetto, si pone in evidenza il rischio di intercettazione di molte falde acquifere, soprattutto nell’area di Besenello, comune della piana dell’Adige (http://www.notavtrentino.it/documenti/ridrgeo01.pdf). 
Ma se, da una parte, c’è una latitanza della politica, che certo non brilla per trasparenza verso gli elettori, vi è pure un certo attivismo da parte di alcuni cittadini, che in questi giorni stanno creando un vero e proprio presidio nella zona dei carotaggi; il presidio vuole richiamare l’attenzione sul problema degli impatti ambientali che tale opera avrà sul Trentino, ma anche svegliare la cittadinanza ignara e apatica di Trento e dintorni, sui grandi investimenti di risorse pubbliche che tale opera prevede; milioni di euro per un’opera devastante che stravolgerà l’assetto orografico dell’asta dell’Adige. Investimenti che vedono coinvolti  molti soggetti dell’economia trentina: le istituzioni in primis, dove la provincia di Trento è sostenitrice e socia di R.F.I. e partecipa in prima persona alla realizzazione di tale opera (http://www.ferroviabrennero.provincia.tn.it/quesiti_ricorrenti/pagina7.html).
Sabato 7 novembre, alcuni manifestanti hanno forzato il posto di blocco, andando ad occupare simbolicamente la trivella dei carotaggi; le forze dell’ordine, presenti in numero enorme, hanno ritenuto di usare anche i lacrimogeni per tentare di allontanare i manifestanti, tra i quali vi erano donne con  bambini piccoli, che certo non rappresentavano minacce particolari; spropositata la reazione delle forze dell’ordine, certamente. Alcuni ragazzi sono riusciti ad salire sulla trivella, occupandola fino a sera in segno di protesta. Angoscianti le recenti dichiarazioni della giunta provinciale, attraverso l’assessore Mauro Gimozzi nella trasmissione Filo Diretto di Trentino TV di lunedì 9 novembre, nella quale dichiara:” …nulla è deciso; si fanno i carotaggi per vedere se l’opera è fattibile e poi si deciderà!”. Queste frasi di circostanza servono, ovviamente, per calmare gli animi e indurre i cittadini a pensare che davvero nulla sia deciso; ma le cose proprio così non sono, visto che ci sono già attive partecipazioni societarie, da parte della provincia stessa, nell’opera. Intanto, il presidio continua, le attività delle associazioni di liberi cittadini che non credono in questi modelli di sviluppo insostenibili  sono tese a creare consapevolezza nella cittadinanza, divulgando informazioni che, invece, i rappresentanti politici istituzionali si guardano bene dal divulgare e discutere. Molto meglio tacere, lasciar cadere nell’oblio la protesta, evitare il confronto. Così il cittadino medio rimane ignaro di ciò che stanno scavando sotto i suoi piedi; evitare il confronto è una strategia vecchia, additare i movimenti no-TAV in maniera semplicistica, come persone violente, che non cercano il dialogo, è solo voler offuscare il vero problema: quest’opera s’ha da fare solo per interessi di pochi, non certo per il bene comune. Se così non fosse, aspettiamo i politici locali ad un confronto aperto, dove si possano mettere in tavola seriamente tutti i pro e i contro e poi decidere per il meglio. Sempre che sia ancora possibile decidere, come asserisce l’assessore provinciale Gilmozzi. Se, invece, tutto è già deciso, in forma occulta e misteriosa come temo, aspettiamoci davvero proteste molto più vivaci…Val Susa docet!
Intanto, comunque, per richiamare l’attenzione pacificamente sul problema, a Trento sabato 14 novembre in piazza Dante alle 14:30 i comitati no TAV indicono una pacifica manifestazione di protesta; sarà possibile capire perché questi comitati protestano, sarà possibile capire perché la TAV viene costruita e perché non tutela gli interessi dei beni comuni. Nell’attesa che le istituzioni si degnino di un confronto serio e sincero!

         Alcuni ragazzi hanno forzato il posto di blocco, occupando la trivella in segno di protesta.

sabato 17 ottobre 2015

Si chiude una porta, se ne aprono altre...





Era il primo di gennaio del 2001, quando una nuova partita IV.A., associata al mio nome e alla mia professione di perito industriale iscritto all’albo, entrava nel mondo dell’imprenditoria individuale, nel mondo degli “esercenti arti e professioni”.
Quel lontano giorno, avviai la mia attività di progettista di impianti tecnologici, dopo oltre quindici anni di lavoro subordinato come tecnico in diverse aziende e con ruoli anche di prestigio. L’esperienza accumulata nella manutenzione industriale in una nota azienda mineraria, che purtroppo ora non è più attiva, unita ad altre esperienze come direttore tecnico di un’impresa di impianti elettrici e come consulente tecnico commerciale per un noto grossista di materiali elettrici trentino, mi hanno permesso di conoscere profondamente il settore elettrico-elettronico e il mondo industriale. Da qui l’idea di partire con due nuove avventure: l’insegnamento e, contemporaneamente, l’esercizio della libera professione. Il primo mi ha permesso, e mi permette tuttora, di trasmettere le mie esperienze ai futuri elettricisti, mentre il secondo è stato lo stimolo per intraprendere lavori che, a volte mi hanno entusiasmato davvero. Molti gli ambiti in cui ho avuto occasione di operare, molte le persone che ho conosciuto, anche in paesi diversi. Dalle automazioni realizzate per molte cave di inerti, alle progettazioni di alcuni siti produttivi, con elevati contenuti di automazione industriale. Alberghi di elevato contenuto tecnologico, ricordo 5 o 6 anni fa un noto albergo della città, progettato con un sistema domotico che all’epoca era all’avanguardia, oppure sistemi di produzione di energia tramite fonti rinnovabili, a servizio di siti produttivi, per soddisfare il fabbisogno energetico aziendale, riducendo gli sprechi e ottimizzando i consumi con profonde analisi dei tempi e metodi di produzione, a volte anche trovando contrasti con il management interno, che non capiva i benefici di cambi di metodi anche radicali, salvo poi riconoscere saggiamente che le nuove vie intraprese liberavano risorse per reinvestimenti o, semplicemente, per utili da suddividere con i soci.
Sono stati quindici anni intensi, dove ho visto nascere una filiera importante delle energie rinnovabili, quella del settore fotovoltaico, che ha fatto crescere come i funghi progettisti e piccole imprese, che sono poi naufragate nei debiti generati dalla chiusura della filiera stessa da parte di governi miopi che hanno incentivato enormemente il settore all’inizio, drogando il mercato, salvo poi togliere tutto in un colpo solo! Altre sarebbero state le politiche sostenibili di questo settore, magari evitando le assurde incentivazioni spropositate degli anni 2007-2011, spalmandole più equamente su un ventennio, così si sarebbe davvero consolidata una nuova filiera produttiva; ma, tant’è, siamo in Italia, paese delle speculazioni, dove le buone idee vengono sfruttate solo finché rendono alle multinazionali e poi, quando potrebbero diventare benefiche per tutti, si stroncano.
Oltre quindici anni di attività intensa, dove non sono certo mancati i problemi comuni a tutti i soggetti che fanno impresa: mancati pagamenti, esposizioni con le banche, lavori persi per un soffio…ma anche tante soddisfazioni di vedere compiute opere nate dall’ingegno e dal confronto tra professionisti di vari settori.  E queste sono le cose belle che devono essere ricordate, e che ricorderò sempre.
Ora, dopo oltre quindici anni di attività, il 30 settembre scorso,  ho “chiuso bottega”! Ma perché? Questa la domanda che molti miei carissimi clienti, amici direi, mi hanno posto. Perché dopo un periodo così lungo, alla soglia dei 50 anni, ho deciso di prendermi “il mio tempo”! Mi dedicherò solo all’insegnamento, altro mio amore lavorativo. Troppe le incombenze burocratiche da sostenere, sempre meno il tempo da poter dedicare alla progettazione vera e propria e all’aggiornamento tecnico professionale. Studi di settore, burocrazia eccessiva nelle pratiche a corollario di un qualsiasi intervento di costruzione e riqualificazione, controlli esasperati sulla contabilità per stare attenti a non sbagliare qualcosa e non pagare sanzioni, clienti che non pagano e che devi rincorrere senza tutele da parte della giustizia italiana. Ora ho detto basta, penso di aver dato abbastanza. Lascio l’attività professionale per scelta di vita, per avere tempo per me stesso, per poter riprendere a studiare e ad aggiornarmi tecnicamente, per poter insegnare al meglio quello che ho imparato in oltre trent’anni di lavoro.
Grazie a tutte le aziende che hanno riposto fiducia in me, grazie a tutti i colleghi professionisti con i quali ho collaborato; a tutti i miei migliori auguri per il proseguimento delle vostre attività.
Io vi aspetto tutti a scuola, all’Enaip di Villazzano, dove mi dedicherò ancor di più per tenere vivi i rapporti con le aziende, affinché la scuola sia sempre più vicina la mondo del lavoro. Sarò lì, a insegnare ai ragazzi, sarò lì ad accogliere proposte per seminari informativi e momenti di confronto tecnico.
Grazie a tutti, lo studio tecnico Omega di per.ind. Marco Ianes ha chiuso la porta. Altre porte si aprono…
Good bye and good luck!

lunedì 12 ottobre 2015

Novaledo, protesta contro la centrale a biomassa. Una centrale solo per profitto!




 Foto: la protesta a Novaledo, venerdì 9 ottobre, ha portato i comitati a mettere una bandierina per ogni bambino di Novaledo, sotto il monumento dei caduti e sotto la sede del Municipio. Simbolicamente, protestando per il forte attacco alla salute pubblica che tale centrale porterebbe.

Novaledo è un paesino della Valsugana, in Trentino. Non è un luogo molto noto, poiché non rientra nel circuito del turismo tipico di questa provincia. Tuttavia, in questi giorni assurge alle cronache locali molto frequentemente, poiché molti cittadini sono preoccupati per l’imminente e possibile costruzione di una centrale a biomassa, a servizio di una grande e nota realtà produttiva della zona, una fabbrica di marmellate famosa, la Menz e Gasser.  L’azienda ha avviato la procedura di richiesta autorizzativa, ottenendola,  per installare una centrale a biomassa legnosa,  per produrre energia termica per il proprio ciclo produttivo e energia elettrica da rivendere alla rete, con lo scopo di incamerare i forti incentivi che vengono riconosciuti a queste tipologie di centrali elettriche, classificate come fonti rinnovabili. Ho già scritto, qualche tempo fa, un articolo esplicativo su questo tema (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/18/centrali-a-biomasse-un-altro-percorso-che-di-sostenibile-non-ha-nulla/1782864/) spiegando che molte centrali a biomassa non starebbero in piedi economicamente senza incentivi. Il punto, però, non è la centrale a biomassa in quanto tale, bensì per quale motivo viene realizzata e se serve ad un bene collettivo o solo per lucro. Mi spiego meglio: la Valsugana è una zona che sta subendo un elevato inquinamento ambientale, dovuto ad un traffico veicolare intenso, alla presenza di un’acciaieria che determina moltissimi problemi ambientali; aggiungere una nuova fonte di emissione di polveri sottili in questa zona già compromessa, preoccupa non poco la popolazione locale.  La centrale in questione non andrebbe a coprire il fabbisogno energetico della popolazione, magari realizzando una rete di teleriscaldamento e non sostituirebbe la miriade di stufe e stufette che contribuiscono non poco all’inquinamento locale, bensì sarebbe aggiunta a queste ultime. Ecco perché diventa insostenibile in questo contesto. Ecco perché la gente protesta, preoccupata per la salute dei propri figli.
L’azienda che vorrebbe installare nel proprio stabilimento questa centrale a biomassa, rappresenta una realtà di riferimento per l’occupazione locale, garantendo posti di lavoro e indubbio prestigio alla zona. Ha identificato, in questo investimento, una via per abbattere i costi energetici della propria produzione. Scelta legittima, ma non ha considerato il contesto in cui si cala tale realizzazione tecnica. Un luogo già fortemente compromesso da situazioni già al limite, in fatto di presenze di nanopolveri. Nascono i comitati locali, che avviano una protesta, una battaglia per esortare l’azienda a rivedere tali scelte tecniche, che destano grandi timori per la salute pubblica. Non vi è astio, da parte dei comitati, nei confronti dell’azienda, ma molti cittadini della zona sono preoccupati dall’inevitabile incremento di polveri sottili che tale nuova centrale determinerebbe. E la provincia di Trento? L’ente pubblico ha ribadito più volte che, dove fosse presente il metano, non avrebbe incentivato la costruzione di centrali a biomassa, in quanto ritenute non compatibili con il territorio. Ma gli investimenti industriali vanno sostenuti, perciò via lo stesso  ai contributi a questa azienda che, indubbiamente, sta investendo sul territorio per ampliare lo stabilimento ,e questo è positivo, ma lo fa perseguendo una strada che non è sostenibile per la zona. Una centrale a biomassa, fatta per incamerare gli incentivi dal GSE per la produzione di energia elettrica, si parla di circa 1.600.000 euro lordi annui, ma che brucerà quasi  19.000 TON/anno di legna, si dice proveniente dalla zona, ma la zona non ha la sostenibilità per dare tanto combustibile per molti anni. E allora cosa si brucerà nel futuro?  La via futura potrebbe essere la combustione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO), che verrà fabbricato dalla provincia di Trento a fine ciclo dei rifiuti? Il CSS è diventato “biomassa” per decreto, una centrale a biomassa è, costruttivamente, simile ad un inceneritore, il prodotto verrà creato in loco o a pochi chilometri. L’intreccio tra i percorsi è solo una congettura, per ora, ma una centrale a biomassa, per rendere, deve bruciare e se la legna finisce, cosa brucia? Per ora il CSS non è un obiettivo di tale centrale, ma nel tempo potrebbe diventare davvero una valida alternativa in caso di carenza di legna. La provincia si scarica dei rifiuti, che diventano “biomassa”, l’azienda trova l’alternativa alla carenza di legna locale. Forse la gente ha ragione a preoccuparsi , in questa valle che soffre già di elevate situazioni di inquinamento ambientale.

venerdì 25 settembre 2015

Viote del Bondone, caserme austro ungariche e progetto di rilancio: una proposta esiste!





Leggo, con stupore, che l'assessore Mauro Gilmozzi afferma che nessuno vuole investire sul rilancio del Bondone.Eppure un anno fa un progetto era stato presentato!
Che fine ha fatto? Lo ha letto l'assessore?
Qui lo ripropongo, segnalando che molto spesso basta cercare vicino per trovare soluzioni possibili.
 

Viote: esiste un’alternativa al resort di lusso per rilanciare l’area ex Caserme.
Un documento-proposta, studiato da alcuni professionisti del settore alberghiero è stato depositato  presso Trentino Sviluppo, qualche tempo fa. Si tratta di un’idea diversa  di sviluppo del monte Bondone, con particolare riferimento all’area ex caserme. È noto che esiste l’idea  di realizzare, in quell’area, un resort  di lusso   che porterebbe a ulteriori cementificazioni del Bondone, con un progetto che definire insostenibile (36 milioni di euro) è essere eleganti. L’alternativa è stata presentata da un pool di giovani imprenditori, tra l’altro trentini e non russi o cinesi   come sembra si parli invece per il resort di lusso  che viene sostenuto dalla provincia autonoma di Trento.
Questo progetto alternativo  si pone l’obiettivo di proporre una nuova formula di gestione territoriale che mira a valorizzare le funzionalità turistiche, economiche, sociali della montagna traducendole in un progetto sociale per l’occupazione con un investimento iniziale contenuto nella prospettiva di sostenere lo sviluppo e gli investimenti futuri con il cash flow generato dalla gestione.
L’obiettivo di questo progetto è di gestire questa struttura, con una nuova concezione di rete, che mette come fulcro delle proprie azioni 3 elementi principali: il TERRITORIO, le PERSONE, l’ENOGASTRONOMIA. Seguendo le linee guida proposte dall’Agenda per il turismo sostenibile, i cui dettami sulle strategie per la crescita dell’occupazione obbligano le aziende turistico alberghiere a una maggiore attenzione al rapporto esistente tra l’ impatto del servizio offerto e le sue conseguenze sull’ambiente circostante. Così facendo si creerà un indotto che parte dalla didattica per bimbi e adulti e arriva a una più corretta gestione dei rifiuti creando maggiori opportunità occupazionali sul territorio.
Ecco le linee guida del progetto presentato, che nemmeno è stato considerato:
1)      Il rispetto per il territorio utilizzando ciò che già esiste senza dover costruire  nuove strutture ricettive. Il blocco dell’ex Centro di Ecologia Alpina  verrebbe trasformato in agriturismo, ospitando nella struttura principale gli alloggi e il ristorante; il resto della struttura verrebbe destinato alla formazione e messo a disposizione per organizzare eventi legati alla cultura della montagna e del turismo. Ripristinando le voliere e la serra, destinandole a coltivazione di erbe  aromatiche e a serra didattica, recuperando i vecchi terrazzamenti per la coltivazione di patate e altre verdure e recuperando i vecchi rifugi in pietra inerbiti dei pastori. Il gruppo di casette per gli ufficiali che ospitava il comando della FORESTALE PROVINCIALE  verrebbe destinato ad alloggi per il personale o per ospitare le persone diversamente abili.
2)       L’integrazione sociale di soggetti deboli rispetto al mercato del lavoro e nella dimensione sociale proponendo di valorizzare le potenzialità ambientali, le risorse naturali, i prodotti locali e, quindi, la storia, che stanno attorno alle caserme.  Questo progetto poggia le sue fondamenta sul presupposto che, laddove esiste una rete sociale di persone che amano e rispettano il territorio dove vivono e lavorano, automaticamente si ha un ritorno economico, non dovuto ad azioni speculative, spesso incompatibili con l’ambiente, ma ad una gestione concertata delle competenze e del territorio, mirata ad un benessere diffuso, duraturo e condiviso. L’idea guida si condensa in una dimensione, quindi, nella quale sono contenuti i pilastri portanti  citati sopra: l’inserimento lavorativo di persone disagiate, con contratto stagionale, è l’aspetto distintivo ed emergente di questo progetto. Questo non mira solamente a dare loro una seconda opportunità ma anche a fornire loro un lasciapassare certo per il mondo del lavoro. Gli utenti che verranno reinseriti  potranno diventare il punto di riferimento, un modello per l’Agenzia del Lavoro da proporre alle aziende della zona operanti nell’ambito della ristorazione, dell’ agricoltura e della piccola manutenzione del verde ed in questo senso si potrebbe proporre all’agenzia del lavoro di valutare questo progetto come esperienza pilota da monitorare e valutare per una riproposizione in altri territori anche in una prospettiva di una nuova ipotesi contrattuale per le cooperative sociali del  turismo.
3)      L’azienda agricola fornirebbe l’agriturismo di prodotti tipici dell’alta montagna. L’idea è quella di avviare delle colture particolari come le patate rosse, gli spinaci e gli asparagi di monte e sfruttando le voliere come serre per erbe aromatiche e piante perenni di montagna, da vendere ai turisti e ai ristoranti della zona. I pascoli della piana consentiranno l’allevamento e l’aspetto innovativo sarà l’introduzione di allevamento di Lama e Alpaca. Tutti i sottoprodotti dalle marmellate, ai sali aromatici, saranno lavorati in azienda.
Il progetto, come detto, è stato presentato a Trentino Sviluppo   nei mesi scorsi, ma non ha nemmeno avuto dignità di discussione e non è stato nemmeno resa noto come alternativa da percorrere. In un incontro organizzato un anno fa dai Verdi del Trentino,  è emerso quasi per caso e, convinto della bontà del progetto, mi sono interfacciato con i promotori, che sono molto amareggiati per non essere stati nemmeno considerati.

Mi chiedo che senso possa avere avviare un percorso speculativo come quello del resort di lusso sul Bondone, un’area non certo appetibile   alle persone che mirano agli standard di cui dovrebbe dotarsi tale risorsa; appare evidente che chi frequenta resorts di lusso cerca, giustamente e lecitamente, servizi diversi da ciò che si può  fornire sul monte Bondone. Un progetto, invece, come quello esposto qui, permetterebbe di dare alla montagna di Trento una via di sviluppo sostenibile, in linea con il progetto della recente adesione alle reti delle riserve.  Sarebbe un progetto sostenibile economicamente e ambientalmente, che potrebbe generare un collegamento tra tutti gli operatori del Bondone, che attingerebbero all’agricoltura di montagna a chilometri zero e non subirebbero una concorrenza che sarebbe devastante con la presenza di un resort di lusso che, nel tempo, dovrebbe inevitabilmente abbassare i prezzi per sopravvivere, schiacciando così gli attuali albergatori che, finora, hanno sostenuto l’economia di questa nostra montagna.  Sono convinto che una prospettiva di sviluppo sostenibile sia davvero possibile, ma se i presupposti sono quelli di seguire strade assurde come quella che si sta per intraprendere, davvero non ha senso parlare di autonomia innovativa. Per dare valore alla nostra autonomia è necessario percorrere strade che siano credibili e sostenibili; non certo che sponsorizzino percorsi che sono assolutamente fuori scala.